
siamo arrivati nella città degli angeli. Io sono stravolto, Matteo è matteo, e tanto basta.
Questa mattina Uncle è venuto a prendermi alle sei con il taxi. E anche stavolta ce ne è capitato uno pazzo che, avendo sbagliato uscita del raccordo, s'è fatto duecento metri a retromarcia a cannone. Intanto Matteo mi spiegava che ha ben pensato di fottere il jet lag. Come? Semplice, non è andato a dormire ed è stato fuori fino a quel momento con il suo amico "Monnezza" (mi pare), che infatti abbiamo incrociato vicino al Meo Pinelli mentre andavamo a prendere il raccordo.
Così, Matteo è caduto in uno stato catatonico per tutto il volo, interrotto solo dalla colazione, dallo snack numero uno, da una visita al bagno, dal pranzo, dallo snack numero due, da una seconda visita al bagno, da una partita a scacchi giocata fino all'ultimo pedone contro di me, da una terza visita al bagno, dal Gran Canyon visto dall'alto e dallo snack numero tre.
Io, nel frattempo ho sonnecchiato al massimo un paio d'ore mentre cercavo di far entrare la mia mole nello spazio tra i due sedili (e non parlo di due sedili della stessa fila, sia ben chiaro).
Capitolo albergo: molto carino, elegante, bastardo. Ci hanno sfilato 150 dollari a testa per eventuali usi del frigo bar che ci restituiranno quando lasceremo la stanza.
Ora, mentre io sto qui a scrivere di queste prime ore di viaggio, Matteo sta scrivendo alla TBWA affinché lo tirino fuori dal circolo vizioso che si è creato alla reception. Potete immaginare la sua espressione quando il tipo, tale Robert Chile, gli ha detto che se non avesse risolto per l'acconto, lo avrebbero chiuso fuori dalla stanza. Cose dell'altro mondo. Anzi, del nuovo. - Arnald
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